Archivio per Valesio

La mondezza nel Tevere

Posted in Supplizi with tags , , on aprile 4, 2012 by crimini roma


Una notizia tratta dal diario del Valesio, fonte formidabile per la Roma del Settecento. Un uomo anziano – colpevole di aver gettato la mondezza nel fiume – subisce il supplizio della corda, e si sente male. Allora la famiglia si rivolge al Papa…

13 settembre 1740. Si dava sul Corso, per ordine di Monsignor Casoni, la corda ad un carrettiere per aver contro il divieto versata la carretta alla Renella. Per essere di età alquanto avanzata e grosso, al secondo tratto venne quasi meno e di poi vomitò sangue.
15 settembre 1740. Monsignor Casoni, per aver senza processo informativo fatto dare la corda al carrettiere, come si disse ed avendo i parenti fatto ricorso al Papa, d’ordine del medesimo chiamato da Mons. Merlini, il detto prelato ebbe un solenne rabbuffo…

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Resurrezione di un cadavere

Posted in Macabri rinvenimenti with tags , , , , on maggio 7, 2009 by crimini roma

La Compagnia della Morte aveva il pietoso compito di raccogliere i cadaveri dei poveri disgraziati – soprattutto nelle campagne – e tumularli. Ciò avveniva nelle ampie cripte sotterranee della sua chiesa, il severo edificio che si può tuttora visitare in Via Giulia.
Come annota il Valesio nel proprio diario, il 29 giugno del 1704 i “fratelloni” ebbero una sorpresa; spaventosa quanto miracolosa…

Essendo stato dato avviso alla Compagnia della Morte che fuori di porta S. Paolo vi era da tre giorni il cadavere d’un huomo di campagna, si portò quella ad esercitare il solito atto di pietà a prenderlo e tumularlo.
Postolo nella bara, nel riportarlo in città, perché pesava la bara, per prendere un poco di riposo si fermarono e, ciò facendo, videro che il cadavere all’improvviso alzò un braccio.
Del che si fuggirono li fratelli della Compagna per lo spavento.
Ma fattisi animo, ritornarono e videro che quel miserabile dava segni di vita. Onde affrontando il cammino, lo portarono nell’Ospizio dei PP. Benefratelli, dove aperta poi con i ferri la bocca, lo ristorarono con preziosi liquori, concorrendovi quantità di persone mosse dalla curiosità, per vederlo.

Il fantasma del Campidoglio

Posted in Fantasmi with tags , , , , on marzo 27, 2009 by crimini roma

Siamo nell’anno del Signore 1731. Roma, bellissima ma ormai in drammatica decadenza, vive la sua ultima grande fioritura artistica. Fontana di Trevi, le facciate di San Giovanni in Laterano e di Santa Croce in Gerusalemme. Sono gli ultimi capolavori. Nel luglio di quell’anno un garzone di barbiere viene arrestato per rissa. In una prigione nascosta nel ventre del Campidoglio, incontra nella cella un uomo anziano, ben vestito, con una grande barba bianca, che fa strani discorsi.
“Questo é il puro fatto” come lo racconta il diarista contemporaneo Francesco Valesio

il campidoglio

Giovedì 26. Festa di S. Anna, ed alle 12 cadde pioggia impetuosa. 
Era carcerato per ragione di rissa nella segreta del Campidoglio un giovane di barberio, il quale nel risvegliarsi vide nella segreta un uomo con barba longa di buon aspetto che lo interrogò per qual cagione fosse; quello credendolo un guardiano o altro, gli narrò il caso e la sua indigenza. Questo gli disse che era un senatore romano in tempo di Giulio (ed esso disse Giulio Cesare) e che lo volea aiutare e gli diede un giulio di Giulio II, siccome egli lo avea richiesto, ed indi gli replicò se volea altro e quello lo pregò di portar via gli piatti né quali avea pranzato, per non sentire sopra ciò il rimbrotto del carceriero, né osservo altro. Venuto all’ora consueta il carceriero e veduti gli piatti avanti la porta, dubitò non fosse fuggito il carcerato, ma, entrato dentro, ve lo ritrovò e udì il fatto che colui credea fosse stato uno mandato da esso e ne fece avvertito il senatore; il quale (siccome dalla sua bocca hollo udito) non ne fece caso alcuno credendola una favola. 
La stessa sera alle 23 hore mentre il carcerato cenava ecco aprirsi la porta e ritornare il fantasma e lo rimproverò di aver propalata la cosa e perciò essersi perduta la sua fortuna e che egli lo voleva arricchire e pose in terra tre scattole, che al carcerato parve fossero ripiene di monete, essendo la stanza alquanto oscura, ed essendosele riprese il fantasma, presegli il ferraiolo, la camiciola ed il giustacore e se le portò via. Essendo subita aperta e poi racchiusa la porta, quello volle corrergli dietro, ma cadde subito: alzò egli le grida, v’accorse il guardiano e udì il fatto e ne fu fatto consapevole il senatore, che a sorte discorrea col giudice, che immediatamente andò a prendere l’esame. Gli panni furono ritrovati fra la prima e la seconda porta della segreta, fra le quali si interpone un corridoro; non si ritrovava la camiciola, che fu ritrovata in un cantone ricoperta di polvere ed immondezza; nella segreta nel luogo ove esso avea vedute le scattole di moneta v’erano tre mattoni, che nella carcere non vi erano né erano stati ivi portati. 
Questo é il puro fatto.