Archivio per sepoltura

Funerali nella Roma papalina

Posted in Macabri rinvenimenti with tags , , on febbraio 8, 2012 by crimini roma


Nei primissimi anni dell’Ottocento a Roma fu aperto il cimitero del Verano, dove però divenne obbligo seppellire tutti i defunti solo dopo l’arrivo dei piemontesi nel 1870. Su questo primo periodo esiste una scandalizzata testimonianza di Luigi De Sanctis, riportata nella sua “Roma Papale”.

Vi è in Roma un cemeterio presso la basilica di san Lorenzo circa un miglio fuori della città. Ma quel cemeterio è per i non privilegiati: i cardinali non vi vanno, i frati e le monache neppure, i nobili hanno tutti la sepoltura gentilizia in qualche Chiesa, e tutti costoro sono sepolti nelle chiese. Il cemeterio è formato di larghe fosse o camere sotterranee: si apre la bocca di una di queste fosse profonde e si gettano in esse i cadaveri alla rinfusa: poi si mette sopra una pietra quadrata e così si seppelliscono i cadaveri nella santa città. (…) La sera nella prima ora partiva il cadavero dalla parrocchia: procedeva un chierico con una piccola croce, un lanternino chiuso ed un prete: seguivano due beccamorti col cadavere sopra una piccola bara e così si andava all’ospedale della Consolazione ov’era il deposito dei cadaveri di tutte le parrocchie. (…) Quando tutti i cadaveri erano stati portati, allora erano posti sopra un carro scoperto accatastati gli uni sopra gli altri, e così erano trascinati al cemeterio accompagnati da due beccamorti che andavano fumando e cantando canzoni oscene: là erano scaricati dal carro e gettati nelle sepolture.

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la cassa del papa

Posted in Macabri rinvenimenti with tags , , , , , , on aprile 1, 2010 by crimini roma

In quota “debiti e ingratitudine nel lazio” è divertente – si fa per dire, visto il tema – raccontare la storia della bara di un formidabile papa seicentesco, Innocenzo X.
Il papa Pamphilj (cui si deve – se non altro – Piazza Navona) morì ultraottantenne un pò rimbambito (e ciò era, vista l’età, suo buon diritto) e circondato da una turba di parenti famelici e ingrati. Appena egli esalò l’ultimo respiro se ne disinteressarono completamente; non vollero tirare fuori nemmeno i soldi per seppellirlo, pur avendo dissanguato per anni le casse dello stato. Il cadavere del pontefice finì in uno sgabuzzino di San Pietro, tra corde e topi.

Il Papa non è ancora sotterrato, perché non si trova chi voglia fare la spesa. Don Camillo dice di non havere havuto niente da Sua Beatitudine e toccare di farlo alla signora Donna Olimpia; et essa dice che ella non è l’herede. E così Sua Beatitudine se ne sta là in un canto, in una cassaccia.
(relazione dell’ambasciatore fiorentino Riccardi)

Domenica sera, essendo concorsi alla Basilica Vaticana più cardinali, creature del morto pontefice, e gli principi Pamphilj, Ludovisio e Giustiniani, per intervenire al’ultimo atto di pietà che dovea esercitarsi verso il morto Pontefice, che era la sepoltura, se ne tornarono fraudati della loro intenzione; poiché non si diede sepoltura al maestoso cadavere per non essere stata preparata la cassa per deporvelo dentro, non trovandosi chi ne avesse voluta fare la spesa, ancorché monsignor sacrista, alla presenza di tutti quei principi, attestasse d’haverne più volte fatto istanza ed avvertita la signora Donna Olimpia… Quindi non meraviglia che il giorno seguente moltiplicassero le imprecationi del volgo contro l’avarizia di questa casa, che aborriva la spesa di un centinaio di scudi per custodire le ossa di quel pontefice che havea sviscerato l’erario della Chiesa per arricchire ciascheduno di loro, trovandosi nei libri camerali un debito di otto milioni, oltre a seicentomila scudi, contratto dalla Camera Apostolica nel corso del suo pontificato. (…) Credevano alcuni amorevoli di questa casa di cancellare la macchia causata da sordidezza tanto patente col specioso pretesto che simile spesa si dovesse fare dalla Camera Apostolica e dal medesimo Capitolo della Basilica del Principe degli Apostoli… Nacque da questo incidente un disordine maggiore, poiché, non convennendo oltre al consueto de’ soliti tre giorni rimanesse quel sacro cadavere esposto agli occhi di tutti, negando di dargli luogo in una delle loro sacrestie quei canonici, bisognò conservarlo nella stanza detta della Guardarobba della Fabbrica, nella quale si conservano funi, ferri et legnami et altri materiali per fabbricare… E’ voce comune che in loco così abietto fosse veduto il cadavere pontificio dal fratello del Re di Svezia e da un figlio del Re di Danimarca (principi che poco prima erano giunti incogniti a Roma) con sentimento grandissimo di buoni cattolici, che si persuadono schernita, fra tale sordidezza, la dignità dell’apostolato di San Pietro.(Manoscritto conservato nell’archivio capitolino Cred. XIV, tomo IX, pag. 264 e seg., senza titolo)

Il suo corpo, dopo essere stato esposto il solito spazio in San Pietro, rimase un altro giorno in una vilissima stanza soggetta alle ingiurie dell’umidità e degli immondi animali per non trovarsi chi ‘l provvedesse di cassa. Grande insegnamento a’ Pontefici qual corrispondenza d’affetto possono aspettare da parenti per cui talora pongono a rischio la coscienza e l’onore.