Archivio per Roma

I tesori nascosti di Roma sulla rivista Medioevo

Posted in libro sui tesori with tags , , , on marzo 11, 2013 by crimini roma

Una segnalazione del libro sui Tesori Nascosti di Roma è sul numero di marzo 2013 della rivista “Medioevo”

Annunci

Recensioni libri su Roma

Posted in libro sui tesori with tags , , , on aprile 20, 2012 by crimini roma

Un sentito ringraziamento a tutte le persone che stanno accogliendo con interesse il libro su “Roma Misteriosa e Criminale”. Sul mio sito personale, i link delle recensioni.
Una nuova segnalazione anche per il mio testo precedente, sui “tesori nascosti” nella città.

Nuovi articoli sul libro sui tesori a Roma

Posted in libro sui tesori with tags , , , on giugno 4, 2010 by crimini roma

Un settimanale della svizzera italiana parla del mio libro sui tesori. Grazie!

Le case di Roma

Posted in Roma Contemporanea with tags , , , , on maggio 19, 2010 by crimini roma

Una volta si parlava di Piazza di Spagna, Piazza navona o San Pietro. Ora la casta – o cricca – guarda anche a quartieri che una volta erano considerati – ed erano – popolari. Ad esempio la zona di Via Latina, o Via La Spezia – Via Aosta, nel IX municipio. I costi delle case a Roma sono diventati talmente surreali che perfino potenti ministri cercano un aiutino. In zone dove negli anni 80 ancora abitavano piccoli impiegati e operai. Già in questo c’é tutta una differenza, un passaggio storico. In questi casermoni semiperiferici – che non sono mai stati come Talenti o Collina Fleming, le “periferie” della media e alta borghesia cittadina – oggi abitano i nuovi arricchiti e i discendenti (o i superstiti) degli impiegati o degli operai che le abitavano ancora un paio di decenni fa. Gli uni più arroganti che mai, gli altri più impauriti e razzisti. Sanno di non poter condividere l’improvvisa fortuna di una casa di pregio con nessuno. Una nuova elite, in una città immobile e fangosa.

L’ultima sacerdotessa pagana

Posted in Supplizi with tags , , , , , , , , , , on febbraio 7, 2010 by crimini roma

C’è stato un tempo in cui Roma era una città di edifici religiosi semiabbandonati, custoditi da sacerdoti sempre più anziani. Questo tempo c’è stato, 1500 anni fa; quando gli ultimi templi pagani – ormai cadenti – erano osservati dalla popolazione divenuta quasi completamente cristiana con indifferenza, o disprezzo.
Uno degli ultimi storici pagani dell’antichità, Zosimo, racconta un episodio che riporta a questo clima. E’ ambientato sul colle Palatino, nel tempio di una divinità potente e tenebrosa, la dea Cibele, la Magna Mater. Sono i tragici giorni che precedono il sacco di Alarico del 410. Serena, vedova del generale Stilicone, sta per essere uccisa dai senatori, ormai terrorizzati e alla ricerca disperata di un capro espiatorio.

Mentre Alarico era ormai nei pressi di Roma ed assediava gli abitanti, tra i senatori si diffuse il sospetto che Serena avesse introdotto i barbari in città; perciò con l’appoggio di Placidia, sorella dell’imperatore, nata dallo stesso padre, decisero all’unanimità di ucciderla, ritenendola colpevole dei mali presenti.
Pensavano infatti che, tolta di mezzo Serena, anche Alarico si sarebbe ritirato dalla città, non essendoci più nessuno intenzionato a consegnargliela.
Questo sospetto comunque era falso (Serena non aveva mai pensato nulla di simile); ma essa pagò una giusta punizione per le sue precedenti colpe. Ecco quali erano. Quando Teodosio il Vecchio, dopo avere abbattutto la tirannide di Eugenio, venne a Roma ed indusse tutti a trascurare i riti sacri, vietando che le cerimonie fossero organizzate a spese pubbliche, sacerdoti e sacerdotesse vennero espulsi e nei templi non si tennero più le sacre funzioni. Allora Serena, deridendo queste cose, volle visitare il Tempio della Gran Madre; appena vide che la statua di Rea portava una collana degna del culto riservata ad una dea, la tolse dal collo della statua e la mise sul suo. E quando una vecchia, una delle vergini vestali che era rimasta, le rinfacciò la sua empietà, essa la oltraggiò ordinando al suo seguito di cacciarla via. Allora costei lanciò contro Serena, il marito e i figli tutte le imprecazioni che il suo atto sacrilego meritava. Ma Serena non tenne in nessun conto queste parole e uscì dal tempio splendidamente ornata. Spesso ebbe sogni e visioni che le annunciavano la prossima morte; lo stesso toccò anche a molti altri. E la Giustizia, che colpisce gli empi, riuscì a compiere il suo dovere: Serena, pur essendo stata avvertita, non potè sfuggire al suo destino, ma porse al cappio quel collo che aveva cinto con l’ornamento della dea

Il fantasma del Campidoglio

Posted in Fantasmi with tags , , , , on marzo 27, 2009 by crimini roma

Siamo nell’anno del Signore 1731. Roma, bellissima ma ormai in drammatica decadenza, vive la sua ultima grande fioritura artistica. Fontana di Trevi, le facciate di San Giovanni in Laterano e di Santa Croce in Gerusalemme. Sono gli ultimi capolavori. Nel luglio di quell’anno un garzone di barbiere viene arrestato per rissa. In una prigione nascosta nel ventre del Campidoglio, incontra nella cella un uomo anziano, ben vestito, con una grande barba bianca, che fa strani discorsi.
“Questo é il puro fatto” come lo racconta il diarista contemporaneo Francesco Valesio

il campidoglio

Giovedì 26. Festa di S. Anna, ed alle 12 cadde pioggia impetuosa. 
Era carcerato per ragione di rissa nella segreta del Campidoglio un giovane di barberio, il quale nel risvegliarsi vide nella segreta un uomo con barba longa di buon aspetto che lo interrogò per qual cagione fosse; quello credendolo un guardiano o altro, gli narrò il caso e la sua indigenza. Questo gli disse che era un senatore romano in tempo di Giulio (ed esso disse Giulio Cesare) e che lo volea aiutare e gli diede un giulio di Giulio II, siccome egli lo avea richiesto, ed indi gli replicò se volea altro e quello lo pregò di portar via gli piatti né quali avea pranzato, per non sentire sopra ciò il rimbrotto del carceriero, né osservo altro. Venuto all’ora consueta il carceriero e veduti gli piatti avanti la porta, dubitò non fosse fuggito il carcerato, ma, entrato dentro, ve lo ritrovò e udì il fatto che colui credea fosse stato uno mandato da esso e ne fece avvertito il senatore; il quale (siccome dalla sua bocca hollo udito) non ne fece caso alcuno credendola una favola. 
La stessa sera alle 23 hore mentre il carcerato cenava ecco aprirsi la porta e ritornare il fantasma e lo rimproverò di aver propalata la cosa e perciò essersi perduta la sua fortuna e che egli lo voleva arricchire e pose in terra tre scattole, che al carcerato parve fossero ripiene di monete, essendo la stanza alquanto oscura, ed essendosele riprese il fantasma, presegli il ferraiolo, la camiciola ed il giustacore e se le portò via. Essendo subita aperta e poi racchiusa la porta, quello volle corrergli dietro, ma cadde subito: alzò egli le grida, v’accorse il guardiano e udì il fatto e ne fu fatto consapevole il senatore, che a sorte discorrea col giudice, che immediatamente andò a prendere l’esame. Gli panni furono ritrovati fra la prima e la seconda porta della segreta, fra le quali si interpone un corridoro; non si ritrovava la camiciola, che fu ritrovata in un cantone ricoperta di polvere ed immondezza; nella segreta nel luogo ove esso avea vedute le scattole di moneta v’erano tre mattoni, che nella carcere non vi erano né erano stati ivi portati. 
Questo é il puro fatto.