Archivio per Muro Torto

Assassinio di una prostituta nella Roma del Settecento

Posted in Macabri rinvenimenti with tags , , , , , , on novembre 30, 2009 by crimini roma


In questi giorni segnati dalla tragica morte della transessuale Brenda (e dalla sanguinosa coda del caso Marrazzo), potrà essere interessante rievocare un caso altrettanto efferato avvenuto nel secolo XVIII, di cui parla Francesco Valesio nel suo diario.
E’ il giovedì 26 Giugno dell’anno del Signore 1704.
Una giovane prostituta di 24 anni é rinvenuta assassinata nella sua piccola casa presso S. Stefano del Cacco. La scena che si presenta davanti agli inquirenti (cioé “la corte”) é raccapricciante. Il cadavere é in stato di avanzata putrefazione. Il gatto della vittima é sopravvissuto per giorni leccando il sangue della padrona. Dopo la “ricognizione” del luogo del delitto e del corpo della donna, la ragazza viene seppellita nel cimitero dei disperati, l’area sconsacrata appena fuori Muro Torto.

Non essendosi più veduta da domenica a sera in qua da’ vicini una certa meretrice da Scio, giovane di 24 anni che habita nella pirma casa del vicolo che dalla strada del Pie’ di Marmo conduce alla piazzetta in cui é la porticella della chiesa di S. Stefano del Cacco, venne avvisata di ciò la corte, che venutavi ed aperta la porta chiusa solo con il saliscende, ritrovò la detta meretrice nuda in un letto trafitta da due ferite alla gola et altra in un fianco et altra nel ventre e la mano destra con un taglio (contrasegno che havea provato difendersi), con un gatto che gli lambiva il sangue che gli sgorgava dalla gola, qual animale, appena aperte le finestre e vista l’aria, si morì e, perché quel cadavere infelice e di già quatriduano rendeva un insopportabile fetore nella casa, lo trasportarono involto in un lenzuolo nella vicina piazzetta, dove, fattane la ricognizione, fu portato doppo qualche hora a sepelire a Muro Torto. Nella recognizione nelle robbe di casa essendo state ritrovate alcune poche gioie e denari, si vidde che non era stata uccisa per assassinarla, ma per altra causa e si é sparsa la voce essere stato il proprio marito

La mummia dell’Appia Antica. Il rinvenimento del corpo intatto di una fanciulla vissuta nell’antica Roma

Posted in Macabri rinvenimenti with tags , , , , on marzo 26, 2009 by crimini roma

 

Un mattino di aprile dell’anno 1485, scavando lungo la Via Appia antica poco distante dal Sepolcro di Cecilia Metella, alcuni contadini fecero una scoperta sensazionale: in una antica tomba trovarono perfettamente conservato il corpo di una giovane fanciulla morta più di 15 secoli prima. La cassa con la giovane, che pareva solo addormentata, fu portata in Campidoglio dove richiamate dalla bellezza della fanciulla accorsero migliaia di persone. Dopo qualche giorno, Papa Innocenzo – scandalizzato nel vedere come una fanciulla pagana suscitasse tanto interesse e ammirazione – fece trafugare la salma e la fece seppellire nottetempo nei campi presso il Muro Torto, il cimitero dei condannati a morte, degli attori e delle prostitute, dove venivano sepolti coloro i quali avevano vissuto al di fuori dalla religione cristiana.

Su questa vicenda ambientata alla fine del secolo XV abbiamo la cronaca del diarista Gaspare Pontani, “homo religioso et erudito”, e del Notaro romano Stefano Infessura.

Gaspare Pontani
Aprile. 1485.
.Alli 18. fu trovato in un casale de Santa Maria nova, sopra Capo di Bove, un corpo intiero in un pilo di marmo.
.Alli 19, Martedì. fu portato lo detto corpo in casa delli conservatori, et andava tanta gente a vederlo che pareva ce fusse la perdonanza, et fu messo in una cassa de legname e stava scoperto; era corpo giovanile, mostrava da 15 anni, non li mancava membro alcuno, haveva li capelli negri come si fusse morto poco prima, haveva una mistura la quale si diceva l’haveva conservato con li denti bianchi, la lengua, le ciglia; non se sa certo se era maschio o femina, molti credono sia stato morto delli anni 1700. 

Stefano Infessura
18 aprile 1485.
“…capsam marmoream coopertam marmoreo lapide implubatam invenerunt; quam cum aperuissent, unum corpus cuiusdam mulieris integrum invenerunt involutum quadam odorifera mixtura, cum quadam cufia seu infula aurea in capite et cum capillis aureis circum circa frontem, et cum carne et rubore in maxillis, ac si etiam viveret. habebat oculos parum apertos et os similiter; et lingua capiebatur et extraebatur ex ore, et redibat incontinenti ad locum suum. dentes albi et firmi, ungulae manum et pedum firmissimae et albae; et brachia levabantur et redibant ad locum suum, ac si nunc mortua fuisset; stetitque per multos dies in palatio conservatorum, ubi propter aerem colorem tantum faciei mutavit factaque fuit nigra, nec propterea pinguedo vel caro destructa erat (…) cumque Conservatores in eodem pilo, loco iuxta cisternam in reclaustro eiusdem palatii posuissent, a dicto Innocentio iussi, in locum incognitum de nocte extra portam Pincianam in quodam vico vicino eius – in quadam fovea proiecta fuit – reportaverunt ibique eam sepeliverunt. (…) et aetas sua, ut videri poterat, XII vel XIII annorum, et erat adeo pulchra et formosa, ut vix scribi seu dici posset, et si diceretur aut scriberetur, a legentibus qui eam non viderunt, minime crederetur…”