Archivio per crimini

il primo serial killer

Posted in Stragi with tags , , , , on gennaio 28, 2010 by crimini roma

Nel 1775 il marchese De Sade pubblica “Voyages d’Italie”. Qui racconta cosa vide a Roma durante la visita a Castel Sant’Angelo. Il Castello era un luogo macabro, poiché all’epoca era una prigione ed era stato fino a poco prima terribile luogo di tortura. Le sue riflessioni su questo “primo serial killer” lasciato ancora stupiti.

Mi mostrano in un armadio, di fronte alla porta, alcune armi proibite, fra cui pugnali capaci d’infliggere ferite mortali. Vidi una specie di arco piccolissimo e di strana fattura, che era appartenuto a uno spagnolo il cui unico piacere consisteva nel lanciare per mezzo di quell’arco (senza altra invenzione che quella d’una distruzione gratuita) spilli avvelenati nelle strade e in mezzo alla folla là dove si trovava, sia nei luoghi pubblici si all’uscita delle chiese. Questa bizzarra mania di fare il male per il solo piacere di farlo è fra le passioni dell’uomo la meno compresa e di conseguenza la meno studiata, e tuttavia oserei credere possibile il farla rientrare nella classe comune dei deliri della fantasia. Ma la rarità con cui ricorre, fortunatamente per il genere umano, me ne risparmia la fatica.

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Il fantasma del Campidoglio

Posted in Fantasmi with tags , , , , on marzo 27, 2009 by crimini roma

Siamo nell’anno del Signore 1731. Roma, bellissima ma ormai in drammatica decadenza, vive la sua ultima grande fioritura artistica. Fontana di Trevi, le facciate di San Giovanni in Laterano e di Santa Croce in Gerusalemme. Sono gli ultimi capolavori. Nel luglio di quell’anno un garzone di barbiere viene arrestato per rissa. In una prigione nascosta nel ventre del Campidoglio, incontra nella cella un uomo anziano, ben vestito, con una grande barba bianca, che fa strani discorsi.
“Questo é il puro fatto” come lo racconta il diarista contemporaneo Francesco Valesio

il campidoglio

Giovedì 26. Festa di S. Anna, ed alle 12 cadde pioggia impetuosa. 
Era carcerato per ragione di rissa nella segreta del Campidoglio un giovane di barberio, il quale nel risvegliarsi vide nella segreta un uomo con barba longa di buon aspetto che lo interrogò per qual cagione fosse; quello credendolo un guardiano o altro, gli narrò il caso e la sua indigenza. Questo gli disse che era un senatore romano in tempo di Giulio (ed esso disse Giulio Cesare) e che lo volea aiutare e gli diede un giulio di Giulio II, siccome egli lo avea richiesto, ed indi gli replicò se volea altro e quello lo pregò di portar via gli piatti né quali avea pranzato, per non sentire sopra ciò il rimbrotto del carceriero, né osservo altro. Venuto all’ora consueta il carceriero e veduti gli piatti avanti la porta, dubitò non fosse fuggito il carcerato, ma, entrato dentro, ve lo ritrovò e udì il fatto che colui credea fosse stato uno mandato da esso e ne fece avvertito il senatore; il quale (siccome dalla sua bocca hollo udito) non ne fece caso alcuno credendola una favola. 
La stessa sera alle 23 hore mentre il carcerato cenava ecco aprirsi la porta e ritornare il fantasma e lo rimproverò di aver propalata la cosa e perciò essersi perduta la sua fortuna e che egli lo voleva arricchire e pose in terra tre scattole, che al carcerato parve fossero ripiene di monete, essendo la stanza alquanto oscura, ed essendosele riprese il fantasma, presegli il ferraiolo, la camiciola ed il giustacore e se le portò via. Essendo subita aperta e poi racchiusa la porta, quello volle corrergli dietro, ma cadde subito: alzò egli le grida, v’accorse il guardiano e udì il fatto e ne fu fatto consapevole il senatore, che a sorte discorrea col giudice, che immediatamente andò a prendere l’esame. Gli panni furono ritrovati fra la prima e la seconda porta della segreta, fra le quali si interpone un corridoro; non si ritrovava la camiciola, che fu ritrovata in un cantone ricoperta di polvere ed immondezza; nella segreta nel luogo ove esso avea vedute le scattole di moneta v’erano tre mattoni, che nella carcere non vi erano né erano stati ivi portati. 
Questo é il puro fatto.