Archivio per attentato

L’effigie dei condannati sul Campidoglio

Posted in Supplizi with tags , , , , on agosto 30, 2011 by crimini roma

Nel marzo del 1532 il Governatore Magalotti, in ottemperanza ad un decreto di papa Clemente VII che impediva di portare armi in città, ordinava di perquisire la casa del nobile romano Giuliano Cesarini, che aveva fatto mostra di disobbedire all’ordine. Per il barone, la perquisizione fu un’affronto da lavare con il sangue. Il 14 dello stesso mese, con una schiera di armati, tese un agguato al governatore sotto il Campidoglio e lo ferì gravemente. Inseguito dalla scorta di Magalotti, Cesarini trovò rifugio in un convento da cui poi riuscì a fuggire all’estero. I medici del papa salvarono il Governatore ma l’ira del pontefice si abbatté ugualmente sull’attentatore. All’epoca si usava – come segno di ignominia – dipingere il colpevole di un reato particolarmente efferato sulla torre più alta del Campidoglio, in modo che fosse visibile a tutti.
Così – racconta il Cancellieri – il Gonfaloniere Giuliano Cesarini, per aver ferito il Governatore, fu bandito con grossa taglia e dipinto ignominiosamente nella Facciata del Campidoglio sopra la Fenestra a Croce, che si vede, al Torrione dalla parte dell’Araceli con la Spada, e Cappa in testa, senza Cappello, e in Giubbone.
Vi stette sino alla morte di Clemente VII che poco prima di morire gli fece la grazia di rimetterlo e cassare la detta Pittura
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Scorte e regicidi

Posted in Supplizi with tags , , , , , , , on marzo 18, 2010 by crimini roma

Il grande re Servio Tullio – Mastarna nel suo vero nome etrusco – non faceva un passo senza una scorta personale di guardie armate. E siamo nel secolo VI avanti Cristo, in una Roma ancora piccola anche se già guerresca. Potremmo semplicizzare dicendo che Servio fu l’inventore della scorta. Non casuale, visto ciò che era successo al predecessore Tarquinio Prisco. Tarquinio era stato vittima di un attentato omicida organizzato dai figli di re Anco Marzio, che (tanto per cambiare) avevano cercato di trovare solidarietà muovendo le solite argomentazioni xenofobe (o se si preferisce, nazionaliste).
Il racconto – non può essere altrimenti – è quello liviano.

Allora i due figli di Anco, i quali già prima avevano ritenuto un sorpruso insopportabile l’esser privati del regno paterno dall’inganno del tutore, e il veder regnare a Roma uno straniero di stirpe non affine, anzi neppure italica, allora ancor di più si sdegnarono all’eventualità che neppure dopo Tarquinio il regno tornasse a loro (…) Decisero dunque di impedire con le armi questa vergogna. (…) Prepararono un attentato al re stesso.
Furono scelti per l’esecuzione due pastori risoluti e coraggiosi, i quali, muniti degli strumenti agresti che erano soliti portare, nel’atrio della regia simularono una furiosa rissa, attirando l’attenzione di tutte le guardie del re; e poichè entrambi si appellavano al giudizio del re, e le loro grida erano giunte all’interno della reggia, il sovrano li fece venire davanti a sè. Dapprima vociavano e facevano a gara nell’ingiuriarsi a vicenda; dopo che il littore ridottili al silenzio li ebbe invitati a parlare uno per volta, finalmente cessarono di rimbeccarsi, ed uno cominciò ad esporre la vertenza, secondo il piano concordato.
Mentre il re rivolgeva tutta la sua attenzione a quello, l’altro levata in alto la scure la abbassò sul suo capo, e lasciata l’arma infissa nella ferita entrambi si precipitarono fuori.
Tarquinio venne raccolto in fin di vita da quelli che gli stavano attorno, mentre i littori arrestavano i fuggitivi.

Attentati anti cattolici nella Roma del Cinquecento

Posted in Supplizi with tags , , , , on marzo 31, 2009 by crimini roma

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Nei sanguinosi anni che scaturirono dalla riforma protestante e dalla successiva reazione cattolica accadde anche che alcuni attivisti protestanti giungessero in città con il proposito di compiere azioni eclatanti contro l’odiata religione del Papa. L’occasione più vantaggiosa fu senz’altro il Giubileo dell’anno 1600. Poteva esser molto facile infiltrarsi tra le migliaia di pellegrini e portare offese e azioni sacrileghe nelle chiese romane. La Polizia pontificia si aspettava tal genere di attentati e si preparò ad accogliere questi provocatori con la consueta durezza. Come riportano gli “Avvisi” di quell’anno: “in Roma si dice per il volgo che il papa ha avuto avviso che sieno partiti molti heretici da li diversi luoghi per esser in Roma all’Anno Santo a far di burle simili, et farsi ammazzare, ma se sarà vero, quà gliene caveranno la voglia”.
Non si trattava di fantasie, visto che qualche anno prima, un inglese, che le cronache segnalano con il nome di Riccardo Arctinson, si rese protagonista di un episodio simile, riportato dal “Dispaccio di Leonardo Donà”, ripreso a sua volta dall’Ademollo.

29 luglio 1581.
“Non voglio restar di dar notizia alla Serenità Nostra che Dominica in San Pietro uno Inglese eretico, mentre che un sacerdote, havendo consacrata la Santissima Ostia stava per elevarla, lo assalì per strappargliela dalle mani; et non havendolo potuto fare prese il calice, che anchora non era consecrato et lo sperse con vilipendio per terra. Costui fu subito con pugni et calci dal populo assistente ben battuto et finalmente condotto anchora alla carcere dell’Inquisitione, ove ha confessato d’esser venuto con una compagnia di alcuni altri in Italia per far alcun atto simile, desideroso per la sua pessima setta di morire. Questa setta pare che sia di persone che non tengono nessuna religione, et che riprendono tutti con grande bestialità; è stato condannato alla morte, che se li darà uno di questi giorni”
5 agosto 1581.
“Quell’eretico inglese, che fece quella scelerità che scrissi, nella Chiesa di san Pietro, è stato abbrugiato vivo con haverseli dati molti colpi di loco nel corpo con torce accese, mentre che lo conducevano al patibulo, nel quale è stato con tanta fermezza che ha dato da ragionare assai”
Dal libro delle giustizie della Venerabile Arciconfraternita di San Giovanni decollato detta della Misericordia della nazione fiorentina in Roma “Riccardo Arctinson, Piazza di San Pietro 2 agosto 1581. Stimulato con torce accese, gli fu mozza la mano destra e poi abruciato vivo, et la cennere fu lasciata al vento”