Archivio per Appia antica

Il figlio dei Quintili

Posted in Supplizi with tags , , , on novembre 8, 2010 by crimini roma

Percorrendo l’appia antica, oltrepassata da un pò la tomba di Cecilia Metella, sulla sinistra si possono vedere i maestosi resti di una delle più importanti residenze d’età imperiale, la Villa dei senatori Quintili. Teatro di un terribile eccidio, ad opera dell’imperatore Commodo. I due fratelli senatori furono sorpresi dai suoi sicari e, accusati di una congiura, immediatamente uccisi. Ma il figlio di uno di loro, Sesto, non si trovava a Roma in quei terribili giorni. Cassio Dione (LXXII, 5) così scrive:
Commodo uccise anche i due Quintilii, Condiano e Massimo, poiché gran fama avevano per il sapere e per l’arte militare, per la concordia e per le ricchezze, e dei beni che possedevano erano venuti in sospetto, e quantunque non pensassero a novità, si rattristavano per le cose contemporanee. E così questi, come sempre erano vissuti insieme, insieme morirono con un figlio. Dal momento che si volevano il massimo bene neppure nelle magistrature vollero essere disgiunti, e furono consoli e sedettero insieme.
E Sesto Condiano, figlio di Massimo, sorpassando per natura e per educazione i suoi eguali, allorquando intese la promulgazione del decreto fatale contro di lui, poiché si trovava nella Siria, bevve il sangue di una lepre e dopo ciò salì a cavallo, e si lasciò cadere in modo opportuno, vomitando sangue come se fosse stato il suo, e sollevato da terra, come prossimo a morire, fu portato in una stanza: quivi scomparve, ed in luogo suo fu posto nel feretro il corpo di un ariete, che fu poi arso. Da quel momento Sesto, cangiando sempre figura e vestiario, andò vagando qua e là. Sparsasi però la fama delle cosa, poiché non è possibile che lungamente tali fatti rimangono celati, si fecero ricerche di lui dappertutto, e molti furono messi a morte per sbaglio a causa della somiglianza; molti, come consapevoli, o perché lo avevano ricoverato, furono puniti, e più ancora, senz’averlo mai veduto, perdettero i beni. Egli poi, se veramente fosse ucciso, poiché più teste simili alla sua furono mandate in Roma, o se scampasse, niuno mai ha saputo. Certo è che un impostore ardì dopo la morte di Commodo di spacciarsi per Sesto, e levarsi affine di ricuperare le ricchezze e la dignità ; ed interrogato da molti molto si vantò, ma quando l’imperatore Pertinace in persona lo interrogò sopra cose greche, che a lui erano affatto sconosciute, si scoprì totalmente, non avendo potuto intendere ciò che gli fu domandato: quindi per forme e per modi a lui somigliava, ma non per la educazione

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Un tesoro nel Circo di Massenzio

Posted in Macabri rinvenimenti with tags , , , , , on aprile 12, 2009 by crimini roma

gruppo di cercatoriTrovare un tesoro, un sogno per cui molti sarebbero pronti a tutto. Nel Rinascimento circolava voce di un libro che sarebbe stato scritto dai Goti, i barbari che nella memoria popolare avevano devastato la città alla fine dell’impero e che vi avevano sotterrato (come i pirati nelle isole caraibiche) centinaia di tesori. Quando i loro discendenti venivano incontrati per le strade si sospettava che fossero impegnati nel recupero di quelle prodigiose ricchezze, proprio grazie al misterioso libro. Immaginazione, certo; che però, come in altre favole, nasconde del vero…
Tre stranieri lungo l’Appia Antica in una fredda sera intorno all’anno 1575.
Stanchi e infreddoliti cenano in una osteria senza scambiarsi una parola. Per l’oste sono tre cercatori di tesori. Approfittando della luna piena li segue e li vede entrare nel circo di Massenzio… Ne parla Flaminio Vacca.

Molti anni sono, quando andava vedendo le antichità, ritrovandomi fuori di porta S. Bastiano a Capo di Bove, per la pioggia mi ricovrai in una osteriola, e mentre aspettava, ragionando con l’oste, questi mi disse, che pochi mesi avanti, vi fu un uomo per un poco di fuoco, e la sera tornò con tre compagni a cena e poi andavano via, ma li tre compagni non parlavano mai; e questo seguì per sei sere continue. L’oste sospettò, che questi facessero qualche male, e si risolse accusarli; onde una sera avendo al solito cenato, col favore della luna, tanto li codagiò, che li vidde entrare in certe grotte nel cerchio di Caracalla; la seguente mattina ne fece consapevole la corte, la quale subito vi andò, e cercando in dette grotte, vi trovarono molta terra cavata, e fatta una cava profonda, nella quale vi erano molti cocci di vasi di terra, rotti di fresco, e rozzolando in detta terra, trovarono li ferri ricoperti con che avevano cavato. Volendomi io chiarire del fatto, essendomi vicino vi andai, e viddi la terra cavata, e li cocci di vasi come vettine. Questi si tiene fossero goti, che con qualche notizia trovassero questo tesoro.

La mummia dell’Appia Antica. Il rinvenimento del corpo intatto di una fanciulla vissuta nell’antica Roma

Posted in Macabri rinvenimenti with tags , , , , on marzo 26, 2009 by crimini roma

 

Un mattino di aprile dell’anno 1485, scavando lungo la Via Appia antica poco distante dal Sepolcro di Cecilia Metella, alcuni contadini fecero una scoperta sensazionale: in una antica tomba trovarono perfettamente conservato il corpo di una giovane fanciulla morta più di 15 secoli prima. La cassa con la giovane, che pareva solo addormentata, fu portata in Campidoglio dove richiamate dalla bellezza della fanciulla accorsero migliaia di persone. Dopo qualche giorno, Papa Innocenzo – scandalizzato nel vedere come una fanciulla pagana suscitasse tanto interesse e ammirazione – fece trafugare la salma e la fece seppellire nottetempo nei campi presso il Muro Torto, il cimitero dei condannati a morte, degli attori e delle prostitute, dove venivano sepolti coloro i quali avevano vissuto al di fuori dalla religione cristiana.

Su questa vicenda ambientata alla fine del secolo XV abbiamo la cronaca del diarista Gaspare Pontani, “homo religioso et erudito”, e del Notaro romano Stefano Infessura.

Gaspare Pontani
Aprile. 1485.
.Alli 18. fu trovato in un casale de Santa Maria nova, sopra Capo di Bove, un corpo intiero in un pilo di marmo.
.Alli 19, Martedì. fu portato lo detto corpo in casa delli conservatori, et andava tanta gente a vederlo che pareva ce fusse la perdonanza, et fu messo in una cassa de legname e stava scoperto; era corpo giovanile, mostrava da 15 anni, non li mancava membro alcuno, haveva li capelli negri come si fusse morto poco prima, haveva una mistura la quale si diceva l’haveva conservato con li denti bianchi, la lengua, le ciglia; non se sa certo se era maschio o femina, molti credono sia stato morto delli anni 1700. 

Stefano Infessura
18 aprile 1485.
“…capsam marmoream coopertam marmoreo lapide implubatam invenerunt; quam cum aperuissent, unum corpus cuiusdam mulieris integrum invenerunt involutum quadam odorifera mixtura, cum quadam cufia seu infula aurea in capite et cum capillis aureis circum circa frontem, et cum carne et rubore in maxillis, ac si etiam viveret. habebat oculos parum apertos et os similiter; et lingua capiebatur et extraebatur ex ore, et redibat incontinenti ad locum suum. dentes albi et firmi, ungulae manum et pedum firmissimae et albae; et brachia levabantur et redibant ad locum suum, ac si nunc mortua fuisset; stetitque per multos dies in palatio conservatorum, ubi propter aerem colorem tantum faciei mutavit factaque fuit nigra, nec propterea pinguedo vel caro destructa erat (…) cumque Conservatores in eodem pilo, loco iuxta cisternam in reclaustro eiusdem palatii posuissent, a dicto Innocentio iussi, in locum incognitum de nocte extra portam Pincianam in quodam vico vicino eius – in quadam fovea proiecta fuit – reportaverunt ibique eam sepeliverunt. (…) et aetas sua, ut videri poterat, XII vel XIII annorum, et erat adeo pulchra et formosa, ut vix scribi seu dici posset, et si diceretur aut scriberetur, a legentibus qui eam non viderunt, minime crederetur…”