Il vitto del carcerato

Nelle “Prigioni di Roma nell’anno 1851”, uno scandalizzato avvocato torinese descrive le condizioni delle carceri di Roma, gestite dal restaurato governo pontificio. E si sofferma sul vitto (si calcoli l’oncia in circa 30 grammi):
Come parlare del nodrimento?
Il desinare si compone di zuppa di 16 oncie di pane, due oncie di pietanza salata e secca, con un bicchiere di vino acido. Questo pei giorni di grasso. Nei giorni magri, la pietanza è cambiata in fave od altri legumi. Quanto al pane, la cui furnitura, data per aggiudicazione, è ricevuta senza controllo dalle mani d’una panettiere cupido, non è formato unicamente d’acqua e farina; vi si aggiunge la gialappa, purgativo che a Roma si somministra ai cavalli. Si fa, dicesi, per accelerare la digestione, e prevenire le malattie, che l’inattività del corpo potrebbe far nascere. Qual provvidenza!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: