Funerali nella Roma papalina


Nei primissimi anni dell’Ottocento a Roma fu aperto il cimitero del Verano, dove però divenne obbligo seppellire tutti i defunti solo dopo l’arrivo dei piemontesi nel 1870. Su questo primo periodo esiste una scandalizzata testimonianza di Luigi De Sanctis, riportata nella sua “Roma Papale”.

Vi è in Roma un cemeterio presso la basilica di san Lorenzo circa un miglio fuori della città. Ma quel cemeterio è per i non privilegiati: i cardinali non vi vanno, i frati e le monache neppure, i nobili hanno tutti la sepoltura gentilizia in qualche Chiesa, e tutti costoro sono sepolti nelle chiese. Il cemeterio è formato di larghe fosse o camere sotterranee: si apre la bocca di una di queste fosse profonde e si gettano in esse i cadaveri alla rinfusa: poi si mette sopra una pietra quadrata e così si seppelliscono i cadaveri nella santa città. (…) La sera nella prima ora partiva il cadavero dalla parrocchia: procedeva un chierico con una piccola croce, un lanternino chiuso ed un prete: seguivano due beccamorti col cadavere sopra una piccola bara e così si andava all’ospedale della Consolazione ov’era il deposito dei cadaveri di tutte le parrocchie. (…) Quando tutti i cadaveri erano stati portati, allora erano posti sopra un carro scoperto accatastati gli uni sopra gli altri, e così erano trascinati al cemeterio accompagnati da due beccamorti che andavano fumando e cantando canzoni oscene: là erano scaricati dal carro e gettati nelle sepolture.

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