Il figlio dei Quintili

Percorrendo l’appia antica, oltrepassata da un pò la tomba di Cecilia Metella, sulla sinistra si possono vedere i maestosi resti di una delle più importanti residenze d’età imperiale, la Villa dei senatori Quintili. Teatro di un terribile eccidio, ad opera dell’imperatore Commodo. I due fratelli senatori furono sorpresi dai suoi sicari e, accusati di una congiura, immediatamente uccisi. Ma il figlio di uno di loro, Sesto, non si trovava a Roma in quei terribili giorni. Cassio Dione (LXXII, 5) così scrive:
Commodo uccise anche i due Quintilii, Condiano e Massimo, poiché gran fama avevano per il sapere e per l’arte militare, per la concordia e per le ricchezze, e dei beni che possedevano erano venuti in sospetto, e quantunque non pensassero a novità, si rattristavano per le cose contemporanee. E così questi, come sempre erano vissuti insieme, insieme morirono con un figlio. Dal momento che si volevano il massimo bene neppure nelle magistrature vollero essere disgiunti, e furono consoli e sedettero insieme.
E Sesto Condiano, figlio di Massimo, sorpassando per natura e per educazione i suoi eguali, allorquando intese la promulgazione del decreto fatale contro di lui, poiché si trovava nella Siria, bevve il sangue di una lepre e dopo ciò salì a cavallo, e si lasciò cadere in modo opportuno, vomitando sangue come se fosse stato il suo, e sollevato da terra, come prossimo a morire, fu portato in una stanza: quivi scomparve, ed in luogo suo fu posto nel feretro il corpo di un ariete, che fu poi arso. Da quel momento Sesto, cangiando sempre figura e vestiario, andò vagando qua e là. Sparsasi però la fama delle cosa, poiché non è possibile che lungamente tali fatti rimangono celati, si fecero ricerche di lui dappertutto, e molti furono messi a morte per sbaglio a causa della somiglianza; molti, come consapevoli, o perché lo avevano ricoverato, furono puniti, e più ancora, senz’averlo mai veduto, perdettero i beni. Egli poi, se veramente fosse ucciso, poiché più teste simili alla sua furono mandate in Roma, o se scampasse, niuno mai ha saputo. Certo è che un impostore ardì dopo la morte di Commodo di spacciarsi per Sesto, e levarsi affine di ricuperare le ricchezze e la dignità ; ed interrogato da molti molto si vantò, ma quando l’imperatore Pertinace in persona lo interrogò sopra cose greche, che a lui erano affatto sconosciute, si scoprì totalmente, non avendo potuto intendere ciò che gli fu domandato: quindi per forme e per modi a lui somigliava, ma non per la educazione

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