I quaccheri che volevano convertire il papa

Anno 1658. Due quaccheri – chiamati anche tremolanti – si incaricano di una missione
da niente: andare a Roma a predicare al papa. A convertirlo, insomma. Alessandro VII accetta perfino di incontrarli. All’inizio sopporta in silenzio, ma ad un certo punto, all’ennesima eresia, li fa arrestare. Portati alle carceri del Sant’Uffizio (l’Inquisizione) sono interrogati, ma vengono trovati piuttosto pazzi che furbi. Invece che al rogo sono mandati in manicomio. Saranno rilasciati mesi dopo con la promessa di non tornare più e soprattutto di dissuadere i correligionari da fare nuovi simili tentativi.

testimonianza dell’ambasciatore di Torino a Roma:
Sono gionti in questa città tre Inglesi detti Tremanti, li quali (…) hanno procurati d’essere introdotti all’uddienza di Nostro Signore per convertirlo alla loro setta (…) Sono stati carcerati dal Signor Governatore e poi riconosciuto l’errore sono rimessi al S. Officio d’onde si crede, che siano per essere condotti sopra una catasta.

testimonianza del medico inglese Ellis Veryard (sempre da S. Villani, Missioni quacchere nell’Italia del Seicento)
Fecero così tanto uso del loro linguaggio ispirato, ed erano inoltre talmente molesti, che gli ufficiali prendendoli per pazzi e per pura carità li mandarono al Manicomio. Il guardiano, prendendo il loro zelo e gli strani sbalzi di spirito per sintomi di un cervello malato, li rinchiuse in una cella sotterranea e li trattò con il massimo rigore.

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