Archivio per aprile, 2010

Carcerati usati come netturbini al tempo del papa re

Posted in Supplizi with tags , , , , , , on aprile 22, 2010 by crimini roma


Al tempo del Papa Re i netturbini romani (o scopini o spazzini che dir si voglia) erano quasi sempre dei carcerati condannati ai lavori forzati. Lavoravano tutto il tempo – fino a dieci ore al giorno – sorvegliati da militari. L’unica speranza che rimaneva loro era riuscire a fuggire, il che per fortuna non accadeva così raramente. Non c’era bisogno di arrivare tanto lontano, bastava trovare un “luogo immune”, dove la polizia non poteva entrare. A Roma – scriveva scandalizzato il viaggiatore francese De Brosses – “è tutto un asilo: le chiese, la cerchia del quartiere di un ambasciatore, le case di un cardinale, tanto che quei poveri diavoli degli sbirri sono costretti a portare con sé una carta dettagliata delle vie di Roma e dei luoghi dove possono transitare, quando danno la caccia al malfattore”

A questo si riferisce un bando del 1803, riportato da Fancesco S. Palermo nel suo “Monsignore Illustrissimo”.
Essendo impiegati a scopar le strade di Roma, com’è a tutti noto, alcuni Forzati sotto una conveniente scorta Militare potrebbe avvenire che trovandosi a portata di Chiese o luoghi immuni taluno di Essi profittasse di qualche favorevole circostanza per prendervi rifugio. Quindi il Cardinal Vicario ad oggetto di provenire questo disordine e le sue conseguenze avvisa tutti i Superiori tanto Secolari che Regolari di qualsivoglia Chiesa o luogo immune che dian ordini rigorosi ai rispettivi loro subordinati perché si guardino dal prestare il minimo favore ai Forzati e all’apporre qualunque ostacolo alla scorta Militare nell’atto di estrar dall’immune i mal rifugiati in esso; mentre contravvenendo incorreranno quelle pene tanto pecuniarie che afflittive del Corpo, che secondo la qualità de’ casi avranno meritate i perturbatori dell’ordine e della quiete pubblica

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Il cadavere bruciato per eresia

Posted in Supplizi with tags , , , , on aprile 15, 2010 by crimini roma

Molto complessa la storia di Marcantonio De Dominis, arcivescovo di Spalato nei decenni – tanto difficili – successivi al Concilio di Trento. Fu forse uno dei più alti ecclesiastici a sviluppare tesi al confine tra cattolicesimo e riforma protestante. Nonostante fosse ben fuori dall’ortodossia, gli riuscì d’ingannare la crudele Inquisizione romana. Che solo dopo la morte poté dimostrare la sua eresia. E si vendicò come poté.


L’arcivescovo di Spalatro apostatò et andò in Inghilterra con un Monaco Benedettino: finsero di ritornare cattolici; venuti in Roma furono ribenedetti; fra poco tempo l’Arcivescovo morì e fu sotterrato nella chiesa della Minerva. Per via di certe lettere fu scoperto che ancora persisteva nell’eresia. fu dissotterrato et il cadavere fu brugiato in Campo di Fiore; il Monaco Benedettino per alcuni furti fatti in San Pietro fu degradato e giustiziato

Ancora sul mio libro sui tesori…

Posted in libro sui tesori with tags , , on aprile 13, 2010 by crimini roma

una nuova recensione apparsa su Il Giornale

la cassa del papa

Posted in Macabri rinvenimenti with tags , , , , , , on aprile 1, 2010 by crimini roma

In quota “debiti e ingratitudine nel lazio” è divertente – si fa per dire, visto il tema – raccontare la storia della bara di un formidabile papa seicentesco, Innocenzo X.
Il papa Pamphilj (cui si deve – se non altro – Piazza Navona) morì ultraottantenne un pò rimbambito (e ciò era, vista l’età, suo buon diritto) e circondato da una turba di parenti famelici e ingrati. Appena egli esalò l’ultimo respiro se ne disinteressarono completamente; non vollero tirare fuori nemmeno i soldi per seppellirlo, pur avendo dissanguato per anni le casse dello stato. Il cadavere del pontefice finì in uno sgabuzzino di San Pietro, tra corde e topi.

Il Papa non è ancora sotterrato, perché non si trova chi voglia fare la spesa. Don Camillo dice di non havere havuto niente da Sua Beatitudine e toccare di farlo alla signora Donna Olimpia; et essa dice che ella non è l’herede. E così Sua Beatitudine se ne sta là in un canto, in una cassaccia.
(relazione dell’ambasciatore fiorentino Riccardi)

Domenica sera, essendo concorsi alla Basilica Vaticana più cardinali, creature del morto pontefice, e gli principi Pamphilj, Ludovisio e Giustiniani, per intervenire al’ultimo atto di pietà che dovea esercitarsi verso il morto Pontefice, che era la sepoltura, se ne tornarono fraudati della loro intenzione; poiché non si diede sepoltura al maestoso cadavere per non essere stata preparata la cassa per deporvelo dentro, non trovandosi chi ne avesse voluta fare la spesa, ancorché monsignor sacrista, alla presenza di tutti quei principi, attestasse d’haverne più volte fatto istanza ed avvertita la signora Donna Olimpia… Quindi non meraviglia che il giorno seguente moltiplicassero le imprecationi del volgo contro l’avarizia di questa casa, che aborriva la spesa di un centinaio di scudi per custodire le ossa di quel pontefice che havea sviscerato l’erario della Chiesa per arricchire ciascheduno di loro, trovandosi nei libri camerali un debito di otto milioni, oltre a seicentomila scudi, contratto dalla Camera Apostolica nel corso del suo pontificato. (…) Credevano alcuni amorevoli di questa casa di cancellare la macchia causata da sordidezza tanto patente col specioso pretesto che simile spesa si dovesse fare dalla Camera Apostolica e dal medesimo Capitolo della Basilica del Principe degli Apostoli… Nacque da questo incidente un disordine maggiore, poiché, non convennendo oltre al consueto de’ soliti tre giorni rimanesse quel sacro cadavere esposto agli occhi di tutti, negando di dargli luogo in una delle loro sacrestie quei canonici, bisognò conservarlo nella stanza detta della Guardarobba della Fabbrica, nella quale si conservano funi, ferri et legnami et altri materiali per fabbricare… E’ voce comune che in loco così abietto fosse veduto il cadavere pontificio dal fratello del Re di Svezia e da un figlio del Re di Danimarca (principi che poco prima erano giunti incogniti a Roma) con sentimento grandissimo di buoni cattolici, che si persuadono schernita, fra tale sordidezza, la dignità dell’apostolato di San Pietro.(Manoscritto conservato nell’archivio capitolino Cred. XIV, tomo IX, pag. 264 e seg., senza titolo)

Il suo corpo, dopo essere stato esposto il solito spazio in San Pietro, rimase un altro giorno in una vilissima stanza soggetta alle ingiurie dell’umidità e degli immondi animali per non trovarsi chi ‘l provvedesse di cassa. Grande insegnamento a’ Pontefici qual corrispondenza d’affetto possono aspettare da parenti per cui talora pongono a rischio la coscienza e l’onore.