Archivio per marzo, 2010

Scorte e regicidi

Posted in Supplizi with tags , , , , , , , on marzo 18, 2010 by crimini roma

Il grande re Servio Tullio – Mastarna nel suo vero nome etrusco – non faceva un passo senza una scorta personale di guardie armate. E siamo nel secolo VI avanti Cristo, in una Roma ancora piccola anche se già guerresca. Potremmo semplicizzare dicendo che Servio fu l’inventore della scorta. Non casuale, visto ciò che era successo al predecessore Tarquinio Prisco. Tarquinio era stato vittima di un attentato omicida organizzato dai figli di re Anco Marzio, che (tanto per cambiare) avevano cercato di trovare solidarietà muovendo le solite argomentazioni xenofobe (o se si preferisce, nazionaliste).
Il racconto – non può essere altrimenti – è quello liviano.

Allora i due figli di Anco, i quali già prima avevano ritenuto un sorpruso insopportabile l’esser privati del regno paterno dall’inganno del tutore, e il veder regnare a Roma uno straniero di stirpe non affine, anzi neppure italica, allora ancor di più si sdegnarono all’eventualità che neppure dopo Tarquinio il regno tornasse a loro (…) Decisero dunque di impedire con le armi questa vergogna. (…) Prepararono un attentato al re stesso.
Furono scelti per l’esecuzione due pastori risoluti e coraggiosi, i quali, muniti degli strumenti agresti che erano soliti portare, nel’atrio della regia simularono una furiosa rissa, attirando l’attenzione di tutte le guardie del re; e poichè entrambi si appellavano al giudizio del re, e le loro grida erano giunte all’interno della reggia, il sovrano li fece venire davanti a sè. Dapprima vociavano e facevano a gara nell’ingiuriarsi a vicenda; dopo che il littore ridottili al silenzio li ebbe invitati a parlare uno per volta, finalmente cessarono di rimbeccarsi, ed uno cominciò ad esporre la vertenza, secondo il piano concordato.
Mentre il re rivolgeva tutta la sua attenzione a quello, l’altro levata in alto la scure la abbassò sul suo capo, e lasciata l’arma infissa nella ferita entrambi si precipitarono fuori.
Tarquinio venne raccolto in fin di vita da quelli che gli stavano attorno, mentre i littori arrestavano i fuggitivi.

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Il tesoro di Augusto

Posted in leggende with tags , , , , , , , on marzo 10, 2010 by crimini roma

Nella cronaca di Guglielmo di Malmesbury, scritta intorno all’anno 1130, è riportata una leggenda sul misterioso (e ancora oggi disperso) tesoro dell’imperatore Augusto, che sarebbe nascosto in una grotta nel centro di Roma.

Era in Campo Marzio, presso Roma, una statua, non si sa se di bronzo o ferro, che aveva l’indice della mano destra disteso e recava sulla fronte una scritta che diceva HIC PERCUTE (colpisci qui).
Gli uomini del passato, credendo di trovarvi dentro un tesoro, avevano aperta la statua innocente con molti colpi di scure; ma Gerberto corresse il loro errore, intendendo in altro modo quelle parole ambigue.
Egli, notato a mezzogiorno il punto dove il terreno era coperto dall’ombra del dito, vi infisse un palo; quindi, una volta sopraggiunta la notte, fece ritorno in quel luogo con un solo suo cameriere, che recava una lucerna accesa: a questo punto, con degli incantesimi, fece spalancare la terra.
Ed ecco apparve ai loro sguardi una grandissima reggia, con pareti d’oro, specchi d’oro e cavalieri d’oro che giocavano con dadi anch’essi d’oro, e un re d’oro, seduto con la sua regina a una mensa apparecchiata, con intorno i ministri e sulla mensa vasellame di gran peso e valore, dove l’arte vinceva la natura. Nella parte piùì interna del palazzo, un carbonchio, pietra fra tutte nobilissima e rara, cacciava col suo splendore il buio, e aveva nell’angolo opposto della stanza, un fanciullo con l’arco teso e la freccia pronta a scattare.
Ma nessuna di quelle cose, che quasi accecavano gli occhi per arte e valore, poteva essere toccata, perchè appena uno dei due mostrava di voler avvicinare la mano, ecco che quelle immagini sembravano fare la mossa di balzargli contro e farlo a pezzi.
Vinto dal timore, Gerberto represse la voglia di prendere un qualche oggetto prezioso; ma il cameriere si nascose nel vestito un coltello meraviglioso che si trovava sul tavolo, illudendosi che il furto di un oggetto così piccolo, tra i tanti ancor più preziosi che erano nella reggia, non sarebbe stato notato.
Ma immediatamente le statue dorate presero a fremere e si mossero, mentre il fanciullo, scoccata la freccia nel carbonchio, gettò tutta la reggia nel buio più fitto; e se il cameriere, spinto subito dal suo signore, non si fosse affrettato a rimettere il coltello al suo posto, avrebbero entrambi pagata cara la pena della loro curiosità.
Così, con tutti i loro desideri inappagati, aiutandosi con la lucerna, se ne tornarono, spaventati, indietro.

Parlano del mio libro sui tesori…

Posted in libro sui tesori with tags , , , , on marzo 3, 2010 by crimini roma

Cannibali al Pantheon

Posted in Supplizi with tags , , , , on marzo 2, 2010 by crimini roma

Notizia breve ma inquietante. Per ricordare come ci sia sempre stato qualcosa di spaventoso nella mente di alcuni esseri umani.

Anno 1638, Piazza della Rotonda (il Pantheon). I protagonisti sono alcuni venditori di salsicce, cioé “norcini”. Ancora oggi sono chiamati così – a Roma – i salumai e i droghieri, perché un tempo venivano quasi tutti dalla zona di Norcia, in Umbria, dove da secoli sono esperti in queste produzioni. I due “norcini” improvvisati di cui parla il Silvagni erano però dei pazzi malfattori. E la giustizia pontificia non amava perdere tempo.

Furono accoppati scannati e squartati due empi scellerati norcini che condivano la carne porcina con la carne umana