L’amante soffocato nel baule

Il racconto è tratto dal Silvagni, a sua volta debitore dal diario di Giacinto Gigli. Siamo nella prima metà del Seicento. C’è una violenza feroce – contro le donne, contro la vita – in questo aneddoto apparentemente leggero.

Un giovane ferrarese innamorato di una monaca di casa Alaleona nel monastero di Santa Croce a Montecitorio, essendone corrisposto, pensò di farsi introdurre dal servo nel monastero chiuso entro una cassa. Ma il servo non sapendo che entro la cassa vi fosse il padrone, la portò a suo comodo. La monaca che aveva la chiave, apertala, trovò lo amante che spirava allora. Dopo essersene disperata, dové riferire il fatto all’abbadessa, la quale ne avvisò il vicario del Papa, “finalmente la monaca fu nel detto monastero murata, la quale era molto bella et giovane di diciotto anni”.

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