Archivio per febbraio, 2010

Un drago nel centro di Roma

Posted in Contagi with tags , , , , , on febbraio 20, 2010 by crimini roma

In quella strana vallata che è il foro romano, paludosa e mitologica, viveva un drago. Abitava una grotta, e col suo fiato appestava tutta l’area tra Campidoglio e Palatino. Una cronaca medievale riprende l’antico racconto Liviano. Stiamo parlando del Lacus Curtius, tuttora visibile.

In quella parte di Roma che Septisoglio si chiama, d’una grotta, a certe stagioni, uscìa uno Serpente che col suo fiato molta gente uccidea, e quanti ne trovava tucti a morte gli mettea.
Rimedio alcuno non vi valeva.
Dissero allora i savi indovini che questo adivenìa per gli pecchati ddella romana gente, ma se uno solo trovare si potesse, che per la salute del popolo romano gittare si volesse in quella grotta ove il serpente stava, che questa molestia in tutto cesserebbe.
Uno chavaliere che avea nome Metello, savio e costumato tra tucti quegli ch’erano in quello tempo, armato in su uno grande dextriere, in presença di tutta la gente, dentro vi si gittò, nè di lui mai novella si seppe.
La peste del serpente del tucto cessoe, nè mai fu poi veduto, nè udito.

L’amante soffocato nel baule

Posted in Macabri rinvenimenti with tags , , , , , , on febbraio 11, 2010 by crimini roma

Il racconto è tratto dal Silvagni, a sua volta debitore dal diario di Giacinto Gigli. Siamo nella prima metà del Seicento. C’è una violenza feroce – contro le donne, contro la vita – in questo aneddoto apparentemente leggero.

Un giovane ferrarese innamorato di una monaca di casa Alaleona nel monastero di Santa Croce a Montecitorio, essendone corrisposto, pensò di farsi introdurre dal servo nel monastero chiuso entro una cassa. Ma il servo non sapendo che entro la cassa vi fosse il padrone, la portò a suo comodo. La monaca che aveva la chiave, apertala, trovò lo amante che spirava allora. Dopo essersene disperata, dové riferire il fatto all’abbadessa, la quale ne avvisò il vicario del Papa, “finalmente la monaca fu nel detto monastero murata, la quale era molto bella et giovane di diciotto anni”.

L’ultima sacerdotessa pagana

Posted in Supplizi with tags , , , , , , , , , , on febbraio 7, 2010 by crimini roma

C’è stato un tempo in cui Roma era una città di edifici religiosi semiabbandonati, custoditi da sacerdoti sempre più anziani. Questo tempo c’è stato, 1500 anni fa; quando gli ultimi templi pagani – ormai cadenti – erano osservati dalla popolazione divenuta quasi completamente cristiana con indifferenza, o disprezzo.
Uno degli ultimi storici pagani dell’antichità, Zosimo, racconta un episodio che riporta a questo clima. E’ ambientato sul colle Palatino, nel tempio di una divinità potente e tenebrosa, la dea Cibele, la Magna Mater. Sono i tragici giorni che precedono il sacco di Alarico del 410. Serena, vedova del generale Stilicone, sta per essere uccisa dai senatori, ormai terrorizzati e alla ricerca disperata di un capro espiatorio.

Mentre Alarico era ormai nei pressi di Roma ed assediava gli abitanti, tra i senatori si diffuse il sospetto che Serena avesse introdotto i barbari in città; perciò con l’appoggio di Placidia, sorella dell’imperatore, nata dallo stesso padre, decisero all’unanimità di ucciderla, ritenendola colpevole dei mali presenti.
Pensavano infatti che, tolta di mezzo Serena, anche Alarico si sarebbe ritirato dalla città, non essendoci più nessuno intenzionato a consegnargliela.
Questo sospetto comunque era falso (Serena non aveva mai pensato nulla di simile); ma essa pagò una giusta punizione per le sue precedenti colpe. Ecco quali erano. Quando Teodosio il Vecchio, dopo avere abbattutto la tirannide di Eugenio, venne a Roma ed indusse tutti a trascurare i riti sacri, vietando che le cerimonie fossero organizzate a spese pubbliche, sacerdoti e sacerdotesse vennero espulsi e nei templi non si tennero più le sacre funzioni. Allora Serena, deridendo queste cose, volle visitare il Tempio della Gran Madre; appena vide che la statua di Rea portava una collana degna del culto riservata ad una dea, la tolse dal collo della statua e la mise sul suo. E quando una vecchia, una delle vergini vestali che era rimasta, le rinfacciò la sua empietà, essa la oltraggiò ordinando al suo seguito di cacciarla via. Allora costei lanciò contro Serena, il marito e i figli tutte le imprecazioni che il suo atto sacrilego meritava. Ma Serena non tenne in nessun conto queste parole e uscì dal tempio splendidamente ornata. Spesso ebbe sogni e visioni che le annunciavano la prossima morte; lo stesso toccò anche a molti altri. E la Giustizia, che colpisce gli empi, riuscì a compiere il suo dovere: Serena, pur essendo stata avvertita, non potè sfuggire al suo destino, ma porse al cappio quel collo che aveva cinto con l’ornamento della dea

Tesori Nascosti a Roma

Posted in libro sui tesori with tags , , , , , , , , on febbraio 3, 2010 by crimini roma

Di tesori a Roma ne sono sempre stati trovati tanti. Monete, gioielli, pietre preziose… meno noto però è che vi sono decine di tesori di cui è perfettamente nota l’ubicazione ma che non sono stati mai toccati. La loro esistenza è dovuta ad un antico costume: in funzione beneaugurante nei secoli passati si usava mettere uno scrigno con monete fior di conio nelle fondamenta dei palazzi in costruzione. Nel libro appena uscito per Mursia “I tesori nascosti di Roma. La millenaria caccia alle ricchezze sepolte” i luoghi di questi nascondimenti sono documentati e riportati sulla pianta della città. Mappe dei tesori, dunque. Vere, però.

Festeggiare una strage

Posted in Stragi with tags , , , , , , , , , on febbraio 1, 2010 by crimini roma


Santo della Chiesa cattolica, persecutore di ebrei e sterminatore di valdesi, Pio V fu anche corresponsabile della strage degli Ugonotti, i protestanti francesi, uno dei più spaventosi eccidi della storia dell’umanità (nota anche come la notte di S. Bartolomeo, avvenuta a Parigi il 24 agosto del 1572).
Anche se – al momento della strage – Pio V era morto da qualche mese, il suo fanatismo anti ugonotto non può essere messo in discussione: in una lettera al re di Francia Carlo IX aveva raccomandato di esterminare tutti que’ scellerati eretici, a massacrare tutti i prigionieri di guerra, senza aver riguardo per alcuno, senza rispetto umano, e senza pietà; imperocchè non vi poteva nè vi doveva mai esser pace fra Satana e i figli della luce (…) affinchè la razza degli empi non pullulasse di nuovo, ed anche per piacere a Dio, il quale preferisce ad ogni altra cosa che si perseguitino apertamente e piamente i nemici della religione cattolica.
Non stupisce quindi leggere con quanto entusiasmo fosse accolta a Roma la notizia della carneficina. Il successore di Pio V, Gregorio XIII, coniò addirittura una sinistra moneta commemorativa col busto del papa da un lato e un angelo con la spada dell’altro e la scritta UGONOTTORUM STRAGES 1572. Le parole della cronaca di Giacomo Augusto de Thou (lib. 53) mostrano quali furono le reazioni da parte della corte pontificia alla strage.
Giunta in Roma la notizia del massacro di Parigi, la gioia che essa vi arrecò fu al di là di quanto possa dirsi. Le lettere del Nunzio furono lette il 6 settembre nel concistoro: e tosto fu risoluto che il papa accompagnato da’ Cardinali andrebbe alla Chiesa di S. Marco per ringraziare Dio solennemente della grazia singolare che aveva fatto alla S. sede ed a tutta la cristianità: che il lunedì seguente si canterebbe una messa di ringraziamento alla Minerva colla assistenza del papa e cardinali, e che si pubblicherebbe un giubbileo universale; perchè i nemici della verità e della Chiesa erano stati massacrati in Francia