Beatrice Cenci. La ribellione di una ragazza della fine del Cinquecento.

confortatore del secolo XIXAnno 1599. L’autopsia ordinata dal commissario di polizia del vicereame di Napoli Carlo Tirone dimostra che il barone romano Francesco Cenci é stato assassinato. La sua morte non era stata una disgrazia, non era accidentalmente precipitato dalle mura del suo castello abruzzese come si era in un primo momento creduto. Ricondotto a Roma, il caso giudiziario – grazie a serrate indagini e brutali torture – alla fine venne risolto. La diciottenne figlia del barone, Beatrice, con la complicità dei fratelli Giacomo e Bernardo e della matrigna Lucrezia, era la vera mandante dell’omicidio. Il padre era un violento, un mostro. La ragazza si ribellò. E la sua condanna a morte fu una delle più ingiuste della storia.

“Signor Fiscale, voglio dire la verità, non mi fate dar la corda. Il fatto della morte del signor Francesco Cenci passò in questa maniera. La signora Beatrice, figlia del Sig. Francesco Cenci, quale haveva gran voglia di far ammazzare suo padre, e diceva che in nessun modo voleva star più a quella vita così stretta, e per questo cominciò a trattare con Olimpio Calvetti che facesse ammazzare o ammazzasse suo padre…”

Così aveva inizio – il 3 febbraio dell’anno 1599 – la confessione di Marzio Catalano, uno dei due esecutori materiali dell’omicidio.

testimonianza di Sante Giovanni della Petrella
Sanctes quondam Ioannis de Petrella examinatus, die 16 januarii 1599, dixit:
“Mi sono trovato presente, quando il Sig. Carlo Tirone Auditore della Regia Ordinanza d’Abruzzo, dopo Natale prossimo passato, fece scavare la testa del Sig. Francesco Cenci dalla sepoltura della Chiesa della Petrella, chiamata santa Maria, dove era seppellita, et la fece riconoscere dal medico di Cicoli et dalli chirurgici uno d’Antrodogo et l’altro di Civita Ducale, li quali non so come si chiamino, che aveva doi ferite in testa, una nella tempia, che non mi ricordo se era la manca o la dritta, et l’altra dietro la testa, che era di taglio più di 4 deta larga, che li medici la riconobbero per taglio d’accetta, et ci era anchora una acciaccatura dalla banda di dietro della testa vicino a detto loco, che mostrava essere stato colpo di capo d’accetta. Et io mi trovai presente, et vidi ancora dette botte et ferite respective. Così giudicai ancor io, che fossero state ferite et botte d’accetta, come lo riconobbero li detti medici”

Confessione di Marzio Catalano
Summarium omnium confessionum Martii Catalani. Die 3 mensisi Februarii 1599, adductus ad locum torturae Martius predictus, dixit:
“… Et così ci disse la Signora Beatrice che ditto Sig. padre stava stordito di quell’oppio, che haveva preso, et giacea sopra il letto così stordito, et non s’era mai levato il giorno dopo che haveva magnato, et c’haveva bevuto detto opio (…) et così la matina a buon’ora venne ditto Olimpio a chiamarmi et io andai con lui et tutti e due s’avviassimo per far l’effetto d’ammazzare ditto Sig. Francesco; et io haveva uno stenderello da far lasagne et maccheroni, et esso Olimpio portava un martello da lombardo (…) andassimo alla volta di detta camera, ditto Olimpio innanzi et io appresso a lui, et la Sig. Beatrice appresso noi, la quale andò alla volta della finestra ad aprirla et vedessino a poterli dare delle botte, come fu fatto: perché subito entrati in camera, dove dormiva ditto Sig. Francesco (…) il ditto Olimpio se li mise sopra alla vita, et li dava martellate in testa con ditto martello (..) e seguitò a dare delle botte in testa, per la vita et in petto al ditto Sig. Francesco et io li detti 2 botte con lo stenderello negli stinchi, et così l’ammazzassino, che faceva molto sangue, cioé tanto sangue che era una rovina lì in letto, che sfondò li materazzi et la lana…”

“Dopo che ammazzassino ditto Sig. Francesco, li fu messo al suo corpo addosso de vestiti che mettessimo Olimpio et io (…) et questo lo facessimo per dar colore che fosse cascato, per essere andato a prendere il fresco in quel mignano, et cascato perché si fosse sfondato il piancato di sotto…”

Testimone a difesa Calidonia Lorenzini, domestica alla Petrella.
29. Agosto, in Corte Savella.
“Una sera, dopo che fu tornato il signor Francesco, che fu innanzi Natale, la signora Lucrezia venne dove eravamo noi serve, cioé io e Girolama, e ci disse che era corrucciata con il signor Francesco (…) e mentre detta Lucrezia stava lì con noi, intesi una voce che mi parve quella di Beatrice, la quale disse “Non voglio essere bruciata”, e altro non intesi. La mattina seguente, io domandai alla Signora Beatrice che cosa aveva quando disse quelle parole “Non voglio essere bruciata”; lei rispose che non era niente, e poi mi disse che suo padre si era coricato nel letto suo, e lei diceva che non voleva che ci dormisse e non mi disse altro…”

Arringa difensiva dell’Avvocato Prospero Farinacci
“Benché Beatrice Cenci abbia empiamente promosso la morte del suo padre Francesco, tuttavia é vero (come é creduto verissimo) che lo stesso Francesco, col tenere entro stanze oscure e chiuse a maniera di carcere la detta Beatrice, l’ha maltrattata e ha osato di violarne la pudicizia (…) Né il Fisco opponga che se Beatrice fu tentata dal padre allo stupro, doveva non uccidere, ma accusarlo come pare insinuato dalle leggi romane. Non solo erale infatti tolta dal padre la libertà e potere di accusarlo, mentre che la teneva chiusa nelle sue stanze e sotto chiave; ma spesse volte la stessa Beatrice mandò a Roma gli avvisi a’ suoi parenti, e lettere nelle quali in genere si lagnava dei mali maltrattamenti del padre e chiedeva loro soccorso…”

Sentenza di condanna del processo
“Vogliamo, pronunziamo, sentenziamo, decretiamo e dichiariamo Giacomo, Bernardo e Beatrice de’ Cenci e Lucrezia Petronia (…) colpevoli di aver fatto uccidere e trucidare nel proprio letto il fu Francesco Cenci, loro miserrimo padre ed effettivamente infelicissimo marito…”

Beatrice Cenci al prete confortatore il giorno prima dell’esecuzione
“… Mentre in fra l’altre cose ripetea con quella sua vociaccia che saremmo rimasti lassù a suo piacimento, il ditto signor Francesco mostrava un ghigno da metter gran rabbia in petto, sicché io venni a rodermi in me medesima, e a disperare cotanto che il maledissi…
Aver volontà di togliersi dall’ingiustizia é delitto o justizia ?”

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2 Risposte to “Beatrice Cenci. La ribellione di una ragazza della fine del Cinquecento.”

  1. mariano marmo Says:

    In relta’,non credo assolutamente alle accuse mosse ai figli della famiglia Cenci.Si tratta di un’abile macchinazione del Papa di allora,Clemente VIII,(lo stesso che fara’bruciare al rogo il grande filosofo nolano,Giordano Bruno,pochi mesi dopo.Dopo l’eccidio della famiglia Cenci,la maggior parte dei loro cospicui beni ,tra i quali la grande tenuta di settemila ettari di Terranova ed un castello nell’Agro romano fu “acquistato”per una cifra ridicola da Gian Francesco Aldobrandini,guarda caso,nipote del papa!di demoni come questo papa,la storia della Chiesa ne’piena ed invano si attende un mea culpa per le nefandezze da loro compiute.

  2. Ben detto!e poi…Papi che condannano eretici,streghe e poveri infelici come la Famiglia Cenci….e’ il colmo di tutte le nefandezze!…una religione non dovrebbe avere uno Stato…e’ ridicolo…ed anche drammatico!

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