Attentati anti cattolici nella Roma del Cinquecento

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Nei sanguinosi anni che scaturirono dalla riforma protestante e dalla successiva reazione cattolica accadde anche che alcuni attivisti protestanti giungessero in città con il proposito di compiere azioni eclatanti contro l’odiata religione del Papa. L’occasione più vantaggiosa fu senz’altro il Giubileo dell’anno 1600. Poteva esser molto facile infiltrarsi tra le migliaia di pellegrini e portare offese e azioni sacrileghe nelle chiese romane. La Polizia pontificia si aspettava tal genere di attentati e si preparò ad accogliere questi provocatori con la consueta durezza. Come riportano gli “Avvisi” di quell’anno: “in Roma si dice per il volgo che il papa ha avuto avviso che sieno partiti molti heretici da li diversi luoghi per esser in Roma all’Anno Santo a far di burle simili, et farsi ammazzare, ma se sarà vero, quà gliene caveranno la voglia”.
Non si trattava di fantasie, visto che qualche anno prima, un inglese, che le cronache segnalano con il nome di Riccardo Arctinson, si rese protagonista di un episodio simile, riportato dal “Dispaccio di Leonardo Donà”, ripreso a sua volta dall’Ademollo.

29 luglio 1581.
“Non voglio restar di dar notizia alla Serenità Nostra che Dominica in San Pietro uno Inglese eretico, mentre che un sacerdote, havendo consacrata la Santissima Ostia stava per elevarla, lo assalì per strappargliela dalle mani; et non havendolo potuto fare prese il calice, che anchora non era consecrato et lo sperse con vilipendio per terra. Costui fu subito con pugni et calci dal populo assistente ben battuto et finalmente condotto anchora alla carcere dell’Inquisitione, ove ha confessato d’esser venuto con una compagnia di alcuni altri in Italia per far alcun atto simile, desideroso per la sua pessima setta di morire. Questa setta pare che sia di persone che non tengono nessuna religione, et che riprendono tutti con grande bestialità; è stato condannato alla morte, che se li darà uno di questi giorni”
5 agosto 1581.
“Quell’eretico inglese, che fece quella scelerità che scrissi, nella Chiesa di san Pietro, è stato abbrugiato vivo con haverseli dati molti colpi di loco nel corpo con torce accese, mentre che lo conducevano al patibulo, nel quale è stato con tanta fermezza che ha dato da ragionare assai”
Dal libro delle giustizie della Venerabile Arciconfraternita di San Giovanni decollato detta della Misericordia della nazione fiorentina in Roma “Riccardo Arctinson, Piazza di San Pietro 2 agosto 1581. Stimulato con torce accese, gli fu mozza la mano destra e poi abruciato vivo, et la cennere fu lasciata al vento”

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