Fosse Ardeatine.

Fosse Ardeatine, pochi giorni fa se ne è celebrato l’anniversario. Fa una certa impressione vedere gli esponenti della destra italiana partecipare alla cerimonia. Speriamo bene. Fini e Alemanno hanno fatto dichiarazioni rassicuranti. Chi fa ancora paura è La Russa, Ministro della Difesa. E’ probabilmente il ministro più antipartigiano che abbiamo avuto. L’acme lo ha toccato alla Piramide, alla celebrazione per la resistenza dell’8-9 settembre del 1943 ai tedeschi. Uno dei primi episodi di lotta armata contro gli occupanti da parte di civili e militari italiani. Una pagina eroica che in città ha lasciato tante tracce. Se per esempio si va in visita all’altare della patria a Piazza Venezia si possono ancora leggere delle piccole targhe, una per ogni proiettile tedesco che ha scalfito quel marmo. E in ogni targa c’è scritto: colpita dai nemici della patria l’otto settembre del 1943.
Particolarmente impressionante che in quell’occasione il Ministro abbia citato i paracadutisti repubblichini della Nembo definendoli eroi. A questo proposito, tornando alla tragedia delle Fosse Ardeatine, rappresaglia – come si sa – dell’attentato gappista di Via Rasella, è forse il caso di ricordare che cosa accadde nei minuti immediatamente successivi all’esplosione che uccise i 33 soldati sudtirolesi. I primi a giungere in zona furono proprio alcuni uomini della Nembo, all’epoca impegnata contro gli angloamericani nella zona di Anzio. Rastrellarono gli abitanti della strada e chiunque si trovasse nelle vicinanze e misero tutti al muro, per fucilarli. Solo l’intervento della Polizia salvò gli sventurati. Ci sarebbero stati altri martiri, oltre a quelli delle Fosse Ardeatine. Questa era la Nembo. Anzi, a proposito di eroi, una parola sui poliziotti che coraggiosamente strapparono dalle mani dei nazifascisti quei rastrellati. Non erano poliziotti della questura, fattiva collaboratrice dei tedeschi, ma uomini della PAI, la Polizia dell’Africa Italiana. Dopo la ritirata dalle colonie era stata riorganizzata sul territorio italiano con compiti di polizia. LA PAI rimase attiva anche sotto l’occupazione nazista, al contrario dei carabinieri, che furono perseguitati. Ma non si trattava di collaborazionisti, anzi. Erano odiati dai fascisti. In particolare a Roma, in diverse occasioni, ebbero scontri con i repubblichini, in particolare proprio con uomini della Nembo, che erano tra i più esaltati. Nella Pai furono in molti a collaborare con la Resistenza, anche perché gran parte di loro era di osservanza monarchica. Va ricordato almeno un episodio, una pagina meravigliosa. Durante l’occupazione nazista la Pai aveva in carico la sorveglianza di Forte Boccea, il luogo dove erano rinchiusi – per essere fucilati – i condannati a morte, tra cui ovviamente moltissimi partigiani. Un’alba del 1944, al picchetto armato di guardia al Forte si presentò per il cambio un gruppo di uomini raffazzonato che indossava divise della stessa Pai. In realtà si trattava di un reparto di partigiani con cui gli ufficiali della Polizia de”Africa Italiana erano d’accordo. Gli cedettero le consegne come niente fosse e quelli, grazie a questo stratagemma, poterono miracolosamente liberare la decina di resistenti che di lì a poche ore sarebbero stati fucilati. Si, ce ne furono di eroi.

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7 Risposte to “Fosse Ardeatine.”

  1. renzo renzi Says:

    sono figlio di un agente della PAI ferito a Roma. Io vecchio e lui oramai morto.Ma mi riempie il cuore conoscere l’episodio di Via Rasella verso i paracadutisti della Nembo e ancor più quello di Forte Boccea che ignoravo.
    Erano proprio dei degnissimi italiani.

  2. Sono nipote di un Pai,mio nonno è morto che ero piccolo e non mi ha potuto raccontare nulla, tuttavia ho raccolto del materiale e mi sono incontrato con dei Pai.Questo episodio che raccontate non lo conoscevo anche se è noto che la pai, insieme alla X mas invero, l’unico altro corpo a non sbandarsi dopo l’8 settembre(cheche ne dicano i carabinieri),tenne testa a tedeschi e fascisti che la facero pagare assai cara al comandante Maraffa che infatti venne deportato.Per renzo se hai interesse scambiamoci informazioni sulla pai.

  3. Marcello Says:

    Sono un ricercatore e mi occupo di storia contemporanea, non sono uno storico militare ma sono interessato a tutto quello che riguarda la PAI (libri, materiale d’archivio, foto e testimonianza) perché da tempo sto investigando la vita di uno dei suoi alti ufficiali che, dopo la guerra, fu un importante esponente di un movimento culturale in Sardegna. Era il Gen. Raffaele Catardi, attivo in Etiopia, Libia, Tunisia e a Roma dal 1943. Se avete informazioni vi sarei grato potessimo condividerle.
    Marcello

    • crimini roma Says:

      Purtroppo non posso esserle utile. Non ho la competenza per farlo. Le consiglio di contattare, piuttosto, gli altri nostri amici commentatori.

    • Come hai ben detto potresti partire dalla sua città natale, Alghero, sono ancora vivi i nipoti che potrebbero essere d’aiuto. Prova a rivolgerti al generale Pasqualino Carboni, figlio di una sorella di Raffaele Catardi, e che era rientrato a Roma dopo la prigionia nello stesso periodo in cui vi stava Raffaele Catardi.

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